Alimentazione in gravidanza: buone pratiche per il benessere di mamma e bambino

 

La gravidanza è un momento unico nella vita di una donna, caratterizzato da profondi cambiamenti fisici e ormonali. In questo percorso, anche le scelte consapevoli a tavola giocano un ruolo fondamentale nel garantire lo sviluppo ottimale del feto e nel supportare la salute della mamma.

In questo articolo approfondiremo quali sono le buone pratiche alimentari in gravidanza, quali cibi prediligere, quali evitare e come costruire un regime nutrizionale equilibrato, personalizzato e sicuro.

 

Iniziamo sfatando il mito che durante la gravidanza sia necessario mangiare di più: non bisogna raddoppiare le porzioni ma sono sufficienti 300–400 kcal in più al giorno nel secondo e terzo trimestre. Queste calorie dovrebbero provenire da alimenti nutrienti con pochi zuccheri e grassi saturi.

dieta gravidanza

 

I nutrienti fondamentali in gravidanza

Durante i nove mesi è importante garantire un apporto corretto di nutrienti chiave, tra cui:

Acido folico: essenziale già prima del concepimento e nel primo trimestre. Ferro: necessario per prevenire l’anemia, va integrato con legumi, carne magra e verdure a foglia verde. Calcio: fondamentale per lo sviluppo osseo del bambino (latte, yogurt e formaggi magri). Omega 3: importanti per lo sviluppo neurologico; presenti nel pesce azzurro e nei semi oleosi. Proteine: necessarie per la crescita del feto.

Ci sono invece alcuni alimenti che è bene evitare come: pesce crudo (es. sushi) e frutti di mare non cotti, carne cruda o poco cotta, salumi non cotti, formaggi molli non pastorizzati, uova crude o salse che le contengono. È bene inoltre astenersi dal consumo di alcol e limitare il caffè.

Tra le buone abitudini è importante cucinare sempre bene carne, pesce e uova, conservare gli alimenti alle giuste temperature ed evitare il contatto tra alimenti crudi e cotti.

 

In conclusione, precisiamo che ogni gravidanza è diversa e che alcune donne possono avere intolleranze, diabete gestazionale o altre carenze specifiche. Per questo è importante seguire un percorso personalizzato con il supporto del ginecologo ed eventualmente di un nutrizionista.

 

 

 

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